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Assemblea FEDERMACCHINE 2021

Riparte il comparto dei beni strumentali

Federmacchine, la federazione che raggruppa 12 associazioni di produttori di beni strumentali tra cui ACIMAC, UCIMA e AMAPLAST, in occasione dell'annuale assemblea svoltasi il 21 luglio ha diffuso i dati del comparto riferiti al 2020, evidenziando come il settore sia riuscito a contenere i danni da Covid-19, chiudendo con un valore della produzione di 41 miliardi di euro, in calo del 14% rispetto al 2019 invece dell'atteso -27%.
Numeri che ci riportano al 2015, ma comunque “un risultato finale decisamente migliore di quanto non immaginassimo a inizio della pandemia”, ha commentato il presidente della federazione Giuseppe Lesce.
Ciò è stato possibile grazie alla caparbietà delle imprese che, dopo l'iniziale sbandamento causato anche dal lockdown, hanno riavviato l’attività in Italia e all’estero, nonostante le forti limitazioni alla mobilità di merci e persone.
Sul risultato complessivo hanno pesato sia la netta contrazione dell’export – crollato a 28 miliardi di euro (-14%) - sia gli ordini sul mercato interno.
Invariato invece il numero delle imprese e degli occupati: sono oltre 200.000 gli addetti impiegati nelle circa 5.000 aziende del settore.
Il presidente Lesce ha sottolineato il contributo decisivo dei beni strumentali e della meccanica in generale alla bilancia commerciale del Paese. Nel 2020, infatti, il saldo complessivo delle merci è stato di +64 miliardi di euro, dunque decisamente più alto rispetto al valore abituale (nel 2019 era di 39 miliardi). “L’incremento si spiega anzitutto con il crollo delle importazioni di carburanti per effetto della crisi e del lockdown. In questo contesto, la meccanica ha confermato il suo ruolo di traino con un surplus di 44 miliardi. Quasi la metà di questo surplus è attribuibile al settore dei beni strumentali rappresentato da Federmacchine”.
Le prospettive per l’anno in corso sono positive; i dati del primo trimestre 2021 confermano una situazione di generale e costante miglioramento. L'export di macchine italiane registra un +6,8%, bene anche gli altri indicatori: produzione, consumo, mercato domestico e import”.
Le stime sul fatturato 2021 indicano un incremento dell’11,1%, trainato dall’export (+11,8%), ma con buone performance anche del mercato interno (+9,7%).
Se per quest'anno dovremo accontentarci di ridurre il gap con i risultati pre-pandemici, il vero e proprio recupero è atteso nel 2022 con la ripresa dell’interscambio con l'estero e degli investimenti in nuovi macchinari in Italia, sostenuta dagli incentivi previsti dal piano Transizione 4.0.
Sfida impegnativa per le nostre fabbriche che hanno ancora molto da fare sul fronte dell'integrazione 4.0 e che - se anche
sono decisamente più performanti rispetto al recente passato - non devono interrompere il processo di ammodernamento e digitalizzazione degli impianti produttivi”.
Federmacchine chiede che “le misure attualmente previste quali credito di imposta per le nuove macchine e per le tecnologie 4.0 divengano strutturali così da accompagnare le imprese in un processo graduale e continuo di aggiornamento e trasformazione, presupposto indispensabile per vincere la sfida della competitività internazionale”.
Complementare al tema dell’innovazione è poi quello della formazione. “Nuove macchine e nuove tecnologie impongono nuove competenze e quindi forza lavoro preparata ad operare su sistemi e secondo processi spesso completamente differenti rispetto al passato”, dice Lesce.
Questo sia sul fronte del sistema scolastico, chiamato a preparare giovani professionisti, sia sul fronte del capitale umano già impiegato.

All’assemblea è intervenuto anche il vicepresidente di Confindustria Maurizio Marchesini, che ha posto l'accento su transizione ecologica (grande opportunità per le imprese del settore) e  sull’aumento dei prezzi delle materie prime, spiegando di non attendersi a breve un’inversione di rotta, quanto piuttosto una stabilizzazione.